Dopo la partecipazione alla Biennale di Genova, conclusasi il 6 Luglio u.s., prima di dedicarsi alla personale presso l’Aeroporto Internazionale dell’Umbria San Francesco d’Assisi di Perugia e di partecipare alla Florence Biennale, Federico Marchesini torna, con la sua arte, ad esporre nella sua città in occasione del Todi Festival, con una mostra dal titolo “Tra Sacro e Profano”, tema caro all’artista stesso che ha già riscontrato particolare interesse nella personale di Terni (presso il Museo Diocesano e Capitolare) dello scorso Aprile. 
L’arte di Federico Marchesini andrebbe definita “vera Arte”, per intenderci quella con la “A” maiuscola. Nelle sue opere è racchiusa tutta la meditazione dell’artista nei confronti dell’esistenza espressa attraverso le sue creazioni: la scoperta del supporto, il suo studio, la successiva esplosione delle emozioni e di quel sentimento che porta l’artefice ad assaporare ogni potenzialità dell’oggetto fino a prefigurarsi già il risultato finale. 
Quello che subito colpisce chi guarda i suoi lavori è il continuo ripresentarsi di un modulo che, pur variando di opera in opera, si ripete continuamente in essa, quasi a voler celare allo spettatore ciò che è raffigurato oltre a quella fitta policromia che è la visione tangibile del sentimento, dell’emozione, della pulsione creativa del pittore. Infatti la novità apportata da Federico è proprio in questo nuovo linguaggio dell’arte contemporanea che pur corteggiando le avanguardie conserva ancora il richiamo alla tradizione attraverso la rappresentazione della figuratività umana, presente nella quasi totalità dei suoi lavori. Il visitatore è quindi portato a scrutare l’operato dell’artista nella sua interezza, con lo scopo di comprenderne “l’inganno”, guidando l’occhio alla penetrazione dell’anima per giungere all’essenza della rappresentazione umana stessa, raffigurata nel pieno della sua contemplazione (esistenziale) caratterizzata dalla costante presenza degli occhi chiusi: questo perché la vera riflessione non è da ricercarsi in qualcosa che è all’esterno ma in ciò che è in ognuno di noi, nella nostra stessa anima. 
Mi sembra lecito definire questo linguaggio innovativo in quanto ho potuto constatare con mano la sua forte comprensione e il suo totale apprezzamento: non solo tra gli addetti ai lavori, coloro che chiamiamo esperti, ma soprattutto tra gli appassionati, i curiosi, i titubanti e i “distratti” che popolano, assai numerosi, il mondo dell’arte. È a loro che l’Artista deve cerca di approdare, perché è a loro che deve trasmettere, anzi suscitare, emozioni e riflessioni. Credo che questo sia il vero scopo che l’Artista deve prefigurarsi, quello di invitare lo spettatore a riflettere sulla propria condizione esistenziale, sul perché della sua presenza su questo mondo: per queste ragioni Federico Marchesini può e deve essere a pieno titolo considerato un Grande Maestro dei nostri giorni, in quanto ha pienamente compreso questa sua missione e per questo merita di essere conosciuto e ammirato da tutti. 

 

Marco Grilli 

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