L’operato di Luca Luzzi sin da subito colpisce per il particolare e determinante uso che egli fa della luce, da sempre elemento cardine della sua vita.
La sua formazione professionale da elettricista ha molto influenzato la sua natura di artista tanto da portarlo a creare opere che nell’oscurità rivelano la loro vera essenza.
L’abilità tecnica nella lavorazione della materia lo porta verso uno stile più informale e materico dove è proprio la plasticità, la gestualità del piegare e plasmare la materia secondo la propria volontà creativa, a farla da padrone.
Le varie forme che il suo intelletto crea attraverso le mani sono tutte veicolo di emozioni: le mani trasmettono il senso della creazione, la sfera quello della concentrazione energetica vitale, le illusioni la propulsione a guardare oltre le apparenze, i giochi alla spensieratezza della fanciullezza.
Il suo stile, vicino all’operato e agli intenti di Alexander Calder e Maurits Cornelis Escher, si basa tutto sulla rielaborazione della materia in chiave tridimensionale, attraverso un sapiente gioco di luci e specchi.
Il titolo che ho scelto per questa sua mostra credo possa al meglio racchiudere il sentimento ideale per poterne assaporare al meglio l’operato: “Creando m’Illumino…e fu subito notte”

Marco Grilli

 

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