La scelta del titolo “DevozionArte: le immagini “povere” della fede” nasce con l’intento di rendere immediatamente percettibile il forte legame che esiste tra il concetto di devozione e quello di arte. Infatti le due realtà hanno da sempre convissuto in quanto l’arte fu da sempre lo strumento che permise di rendere afferrabile l’inafferrabile, visibile l’invisibile. Il beato Paolo VI, quando nel 1964 dopo molti anni di “assordante silenzio” convocò in Vaticano gli artisti, si rivolse loro con  queste parole: “Il Papa è vostro amico[…]sono ragioni del Nostro ministero che Ci fanno venire in cerca di voi. Dobbiamo dire la grande parola che del resto voi già conoscete? Noi abbiamo bisogno di voi. Il Nostro ministero ha bisogno della vostra collaborazione. Perché, come sapete, il Nostro ministero è quello di predicare e di rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello spirito, dell'invisibile, dell'ineffabile, di Dio. E in questa operazione, che travasa il mondo invisibile in formule accessibili, intelligibili, voi siete maestri. E‘ il vostro mestiere, la vostra missione; e la vostra arte è proprio quella di carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità[…]E se Noi mancassimo del vostro ausilio, il ministero diventerebbe balbettante ed incerto[…]”. E ancora “Rifacciamo la pace?...Noi dobbiamo ritornare alleati. Noi dobbiamo domandare a voi tutte le possibilità che il Signore vi ha donato, e, quindi, nell'ambito della funzionalità e della finalità, che affratellano l'arte al culto di Dio, noi dobbiamo lasciare alle vostre voci il canto libero e potente, di cui siete capaci. E voi dovete essere così bravi da interpretare ciò che dovrete esprimere, da venire ad attingere da noi il motivo, il tema, e qualche volta, più del tema, quel fluido segreto che si chiama l'ispirazione, che si chiama la grazia, che si chiama il carisma dell'arte”.
Queste memorabili parole proferite dal Vicario di Cristo in Terra, furono talmente forti e cariche di significato che furono riprese anche da uno dei suoi successori, san Giovanni Paolo II che nel 1999 convocò nuovamente gli artisti in Vaticano e disse loro: “Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all‘alba della creazione, guardò all‘opera delle sue mani…Con questo scritto intendo mettermi sulla strada di quel fecondo colloquio della Chiesa con gli artisti che in duemila anni di storia non si è mai interrotto, e si prospetta ancora ricco di futuro alle soglie del terzo millennio”. E concluse affermando che “non tutti sono chiamati ad essere artisti nel senso specifico del termine…ad ogni uomo è affidato il compito di essere artefice della propria vita: in un certo senso egli deve farne un‘opera d‘arte, un capolavoro. La storia dell‘arte non è soltanto storia di opere ma anche di uomini…La Sacra Scrittura è diventata così una sorta di immenso vocabolario (P.Claudel) e di atlante iconografico (M. Chagall), a cui hanno attinto la cultura e l‘arte cristiana”.
Tenendo a mente questi “moniti”, il visitatore che percorrerà queste sale qualora riuscisse ad immergersi appieno nella tradizione del tempo che ha prodotto tali opere devozionali, non potrà che uscirne pervaso da un forte senso mistico di pace, serenità e speranza per un futuro migliore.

 

Marco Grilli

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