Antonella Bonaffini: A un passo da me

Con grande umiltà, in punta di piedi Antonella Bonaffini si presenta alla sua Città con un bagaglio carico di esperienza, professionalità e sapienza nella creazione di opere d’arte degne dei migliori Maestri d’arte a noi contemporanei.

“A un passo da me” è la sua ultima grande fatica che le permette di indagare a fondo quella che è la sua produzione materica fatta di emozioni, sentimenti, valori: con questa mostra la Bonaffini riesce a portare avanti con significativi risultati la sua costante ricerca interiore e personale.

Consapevole di sé e delle sue potenzialità egli concepisce la vita come un puzzle ove ogni esperienza contribuisce al raggiungimento del suo scopo finale: completare il puzzle della vita che, in fondo, sa non potrà mai dirsi completamente concluso, in quanto in costante evoluzione.

I suoi quadri vedono rappresentazioni paesaggistiche che si interfacciano con presenze umane, spesso ritratte con gli occhi chiusi non per incapacità artistica o espressiva ma per volontà emotiva: gli occhi chiusi impediscono ai suoi protagonisti di vedere il male del Mondo, di rifuggirlo scacciandolo in quello dei sogni da dimenticare.

Come in un viaggio onirico la bambina che è in Antonella percorre da sola i suoi quadri, insinuandosi all’interno di foreste scure, rischiarate da un raggio di sole: solo con gli occhi dei bambini il Mondo può apparire più bello e spensierato.

Il suo animo romantico penetra il suo pennello che scorre leggiadro sulla tela dove la sua geniale intuizione prende forma, rendendo visibile l’invisibile, tangibile i sentimenti e le passioni dell’animo umano.

Antonella Bonaffini si presenta a voi con profonda riconoscenza per la sua terra natale, sempre presente nei suoi ricordi così come nel suo animo gentile e generoso, felicemente espresso in ogni suo capolavoro.

Onore all’arte e ai suoi rappresentanti; onore ad Antonella Bonaffini.

Massimo Zavoli: Omaggio ad Alfredo Innocenzi

Nel suo Apollo e le Muse Alfredo Innocenzi, poliedrica figura di artista ternano, realizza un graffito più che pregevole, capace di stupire gli astanti per vigoria del tratto e precisione della rappresentazione.

Nato a Terni nel 1909 Alfredo Innocenzi si forma nella locale scuola industriale Benedetto Brin (sezione ebanisteria) sotto la guida del suo mentore Tommaso Illuminati. Terminati gli studi si trasferisce a Roma dove si iscrive anche al Museo Industriale per continuare la sua importante formazione che lo porterà ad essere una figura poliedrica di scultore, pittore, progettista e arredatore d’interni.

Sarà a Roma che verrà a contatto con il Futurismo ed in particolare con il gruppo dei Futursimultanisti: questa fase degli anni Trenta del Novecento sarà poi riprese nell’ultimo decennio della sua vita, soprattutto a partire dagli anni Sessanta quando, in pittura, ritorneranno echi futuristi della sua primissima formazione.

Tra le molte opere realizzate c’è anche questa qui in esame (dalle colossali dimensioni nel suo formato originale), frutto della conoscenza del Nostro con un’impresa di costruzioni ternana che lo porterà poi a creare numerose opere per i palazzi della Terni di ieri (ancora oggi visibili): purtroppo di questa non ne resta più traccia se non nel bozzetto e nella memoria fotografica; l’esposizione (per nascita) agli agenti atmosferici, infatti, negli anni ne ha causato la distruzione.

Ma grazie al pregevole Omaggio, realizzato in acquaforte dal Maestro Zavoli, finalmente il graffito torna a nuova vita: con dovizia di particolari Massimo Zavoli riporta alla luce cioè che la memoria (umana e fotografica) ci ha tramandato sino a oggi. Alfredo Innocenzi dimostra, quindi, di avere ancora molto da insegnare e continuerà a farlo finché la sua Arte continuerà ad essere studiata, analizzata e riproposta.

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Antonella Bonaffini: l'Anima della creazione

Antonella Bonaffini, da tempo conosciuta anche come la “pittrice del buio”, presenta le sue opere che ammalieranno, emozioneranno e sconvolgeranno tutti i visitatori che ancora non conoscono il suo genio creativo.

Quello che sin da subito si riesce a percepire è lo stravolgimento della figura umana che, quasi con richiami al Modigliani, si allungano e si sfinano, creando un tangibile passo di danza dell’animo umano che si ripercuote sul corpo: infatti se osserviamo bene queste figure ci possiamo rendere conto di come l’artista decida spesso di lasciare chiusi gli occhi dei suoi protagonisti.

Questa scelta non va interpretata come un’incapacità tecnica (molte figure, infatti, sono dotate di occhi belli grandi, assai espressivi ed emozionanti), né come un voler tralasciare un aspetto importante dell’essere umano: questa scelta tecnica invita, invece, alla piena contemplazione della figura che si chiude nei confronti dell’esterno a favore dell’animo umano che diventa, così, il vero protagonista della rappresentazione; l’animo umano c’è, esce allo scoperto, si manifesta anzi si mette a nudo e si rende completamente vulnerabile.

Le sue creazioni lasciano tutti senza fiato per la profondità del tratto, l’armonia dei colori che si fanno anche turbolenti, quasi roteanti, a voler sottolineare ora la velocità del tratto creativo, ora il subbuglio dell’essere.
Ma anche i suoi paesaggi e le sue nature morte necessitano di un’attenzione particolare che spesso viene meno davanti alle opere prive di figure umane: qui, invece, ci si può concentrare sulla forza emozionale del colore che è anch’esso espressione dell’anima dell’artista che viene immortalata, come unicum, nel preciso istante della creazione.

Anche il gesto frutto di un forte espressionismo quasi impressionistico, tende a deformare i paesaggi che volgono verso quella fluidità delle forme di stampo vangoghiano, ma sempre cariche di un significato forte ed autentico.
Non bisogna mai farsi ingannare difronte all’arte così come non bisogna mai porsi difronte ad essa con animo superficiale e disattento: l’arte è la più grande medicina dell’anima e del cuore che ci fa scoprire il nostro lato migliore in quanto la bellezza, da sempre, riesce a rendere migliori le persone e a far ritrovare loro la felicità dell’esistenza.

Antonella Bonaffini è, in questo, una grande maestra che con il suo pennello delinea i contorni dell’anima rendendole il massimo degli onori: come ha detto anche Papa Francesco “la bellezza ci unisce” e citando san Giovanni Paolo II, che riprese Dostoevskij, “l’arte ci salverà”.