San Valentino Patrono di Terni, Copatrono della Diocesi di Terni-Narni-Amelia

Dal VI-VII secolo è conosciuto e venerato a Terni un vescovo Valentino martire. Beda nell’VIII secolo così ne parla nel suo martirologio: “16 Kalendas Martias Natale sancti Valentini Interamnensis episcopi, qui tentus a paganis ac virgis caesus, et post diuturnam caedem custodiae mancipatus, cum superari non posset, mediae noctis silentio eiectus de carcere decollatus est, iussu Furiosi Placidi, Urbis praefecti”.
Valentino vescovo e martire di Terni è riportato anche nei Martirologi storici e liturgici di Rabano Mauro e di Usuardo del secolo IX, nonché nel Martirologio Romano.
Dello stesso tempo è la notizia dell’esistenza a Terni di una basilica dedicata al vescovo martire Valentino nella quale papa Zaccaria (+752) si incontrò con il re longobardo Liutprando.
La basilica della quale non ci è nota la facies paleocristiana, sorgeva in un’area cimiteriale abbastanza antica, risalente almeno al secolo IV (la più antica iscrizione ivi rinvenuta è del 366).
Con la Passio, anteriore al secolo VIII che servì a Beda risaliamo indietro di qualche secolo nella serie delle testimonianze su Valentino (essa infatti non è più antica del secolo V-VI).

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Jackson Pollock e la nascita dell’Action Painting

Il 28 gennaio del 1912 nasce a Cody nel Wyoming, Jackson Pollock, pittore statunitense divenuto famoso come massimo esponente dell’Action Painting, cioè di quella corrente dell’espressionismo astratto che vede “nell’Azione del Dipingere” l’essenza stessa dell’arte. L’Action Painting, infatti, consiste proprio nel lasciar cadere, o meglio, sgocciolare il colore sulla tela, senza avere la cura di stenderlo dolcemente come si era soliti fare prima. Questa tecnica artistica ebbe tanto successo soprattutto in patria e vide proprio in Pollock uno dei suoi massimi esponenti, insieme a Gorky e De Kooning.
La sua tecnica pittorica è appunto il “drip painting”, uno stile che si diffuse tra gli anni ’40 e ’60 del Novecento: è un modo di dipingere in cui il colore viene fatto sgocciolare (drip in inglese) spontaneamente, lanciato o macchiato sulle tele. L’opera che ne risulta enfatizza l’atto fisico della pittura stessa. Pollock compie l’opera con procedimenti automatici, gesti incondizionati e spontanei, come i surrealisti. I suoi lavori non nascono come “arte studiata” o meditata, ma si affidano in parte anche al caso, in quanto egli dipinge in modo impulsivo e istintivo, senza schemi prefissati. I suoi mezzi sono molto basilari: si avvale dell’uso degli smalti industriali che erano molto economici, la cui marca “Duco”, divenne poi assai famosa ed usata.
Ma chi era, dunque, Pollock?

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Amedeo Modigliani: Vita di un Maestro dell’Arte

“Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni” (Amedeo Modigliani)

Il 12 luglio del 1884 nasceva a Livorno Amedeo Modigliani, grande pittore e scultore italiano diventato celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati dai lunghi colli affusolati e dagli occhi losanga (tipici principalmente delle sue sculture). Il suo rapporto con l’arte del disegno ebbe inizio sin dalla più tenera età: infatti la salute cagionevole che spesso lo tormentava con continue e forti malattie (dalla febbre alla tubercolosi passando per la polmonite) lo costringeva a restare a casa, dove il piccolo Dedo (diminutivo toscano del nome Amedeo con cui parenti e amici erano soliti chiamarlo) iniziò a riempire di schizzi prima e di ritratti poi, pagine e pagine, suscitando lo stupore della famiglia che però non poteva permettersi di iscriverlo ad una scuola adatta alle sue potenzialità.
Durante un violento attacco della malattia che lo stava colpendo, riuscì a strappare alla madre la promessa di mandarlo a lavorare, una volta guarito, nello studio di Guglielmo Micheli, il più importante e abile allievo di Giovanni Fattori, presso il quale apprese le prime nozioni pittoriche e dove conoscerà anche lo stesso Fattori, rimanendo illuminato dalla potenza della pittura dei Macchiaioli. Nel 1902 si iscrisse alla “Scuola libera di Nudo” di Firenze e nel 1903 si spostò a Venezia dove frequentò l’istituto delle Belle Arti. Il trasferimento più significativo si ebbe, però, nel 1906 quando decise di spostarsi a Parigi che in quel tempo era il punto focale dell’Avanguardia (soprattutto dei Fauves). Sistematosi a Le Bateau-Lavoir, una Comune per artisti squattrinati di Montmartre, fu ben presto occupato dalla pittura, inizialmente influenzato dal lavoro di Henri de Toulouse-Lautrec, finché Paul Cézanne cambiò le sue idee.

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